Una stanza tutta per noi

Le ho mai raccontato del vento del Nord?

Dalla quarta di copertina: Un’e-mail all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l’impaccio iniziale, tra Emmi Rothner – 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito – e Leo Leike – psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale – si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi.
Romanzo d’amore epistolare dell’era Internet, Le ho mai raccontato del vento del Nord descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventata virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

A prima vista questo romanzo epistolare moderno ci invita a riflettere su come la tecnologia stia modificando profondamente le nostre relazioni sociali e, ancor più, le relazioni sentimentali.

Tra l’altro è stato scritto in un’epoca in cui ancora non erano decollati i social network (infatti i due protagonisti non si cercano su uno di essi), con tutto quello che essi hanno determinato a livello relazionale.

Ma andando un po’ più in profondità ci sono altri temi che meritano di essere approfonditi.

Cuore ritagliato in una siepe

Intimità

L’intimità, intesa in senso psicologico, è la capacità di essere in relazione con un altra persona mostrandosi autenticamente per ciò che si è. Significa permettersi reciprocamente di entrare nelle proprie “sfere private”. Senza nascondersi dietro maschere o sotterfugi. Senza dire cose diverse da quelle che si pensano. Con la capacità di restare in contatto con le proprie emozioni autentiche e senza sentire il bisogno di nasconderle.

Logicamente essere intimi in questo modo vuol dire esporsi al sentirsi vulnerabili e fragili, abbassare le difese ed esporsi al fatto che l’altro potrebbe ferirci. Cosa che in effetti accade continuamente nelle relazioni più profonde. Ma se da un lato paure ed esperienze negative non possono e non devono bloccare la capacità di essere intimi, dall’altro è necessario imparare a proteggersi, permettendo di avere accesso alla nostra “sfera privata” solo alle persone che realmente lo meritano, di cui ci fidiamo ciecamente.

Emmi e Leo cercano di proteggersi da questa intimità, dalla paura di star male; cercano inizialmente di non affezionarsi l’uno all’altro, perché intuiscono che il legame che li sta unendo è foriero di sofferenze per entrambi. Si mentono, non sono completamente autentici, almeno fino a che ci riescono.

Ma poi cedono… O per meglio dire, si rendono conto che loro a quell’intimità tanto temuta ci sono già arrivati, da tempo, come fa notare Emmi: Le dico una cosa: quello che facciamo qui, quello di cui parliamo, è sfera privata, sfera privata e nient’altro che sfera privata (…). Non scriviamo una parola sul nostro lavoro, non riveliamo i nostri interessi, non una volta i nostri hobby (…). L’unica cosa che facciamo e che ci fa dimenticare tutto il resto è insinuarci nelle nostre sfere private, lei nella mia, io nella sua. Più privatamente insinuante di così si muore. A poco a poco dovrebbe ammettere di essere “un mio intimo privato” (p. 72).

Possiamo allora cogliere l’occasione della storia di Emmi e Leo per fermarci a riflettere sul nostro modo di vivere l’intimità, rispondendo ad alcune domande:

  • quanta paura ti fa vivere abbassare le difese, accettare di non proteggerti e di mostrarti autenticamente?
  • in quale tipo di relazioni sperimenti tale paura?
  • cosa potrebbe succedere se mostri chi sei davvero?
  • è già successo in passato?
  • hai mai sperimentato relazioni intime in cui non hai avuto necessità di fingere pensieri o emozioni?
  • come sono andate?
  • a chi permetti di entrare nella tua “sfera privata”?

Il ruolo del corpo nelle relazioni

C’è un altro tema che percorre tutto il libro, riaffiorando costantemente nelle lettere che si scambiano i due protagonisti: il corpo.

In questo scambio in cui tutto pare aleatorio, intangibile e astratto, in cui non sembra esserci spazio per la materia, i corpi giocano un ruolo fondamentale. Innanzitutto perché si rincorrono per tutto il tempo, senza riuscire ad incontrarsi mai.

Ma anche e soprattutto perché sono il “luogo” in cui Emmi e Leo provano emozioni e sentimenti, il “luogo” in cui iniziano a piacersi e a desiderarsi.

E allora viene da chiedersi che ruolo abbiano i corpi nel creare un’intimità psicologica.

Perché di mio direi che sono fondamentali per instaurare un rapporto autentico, eppure Emmi e Leo riescono a creare un legame forte al di là del corpo. E molte relazioni dei nostri giorni si giocano dietro schermi di computer e smartphone, senza essere per forza falsate da essi.

Ma, c’è un ma. Quando davvero si profila la possibilità di far cadere quest’ultimo velo ed incontrarsi di persona, Emmi (che pure più volte aveva spinto verso un incontro, essendo tra l’altro quella che all’aspetto fisico presta più attenzione) si tira indietro, afferma di volere solo altre email di Leo. Ed effettivamente trova una scusa per non andare al loro appuntamento.

Allora il corpo ha un ruolo nelle relazioni! Celare il corpo dietro un schermo anche, in un certo senso, ha un ruolo.

Perché ad uno schermo posso mentire e dietro uno schermo posso fingere di essere altro da me. Ma davanti ad un paio di occhi che mi guardano non ho difesa. Cade quella protezione che poteva farmi sentire forte e al sicuro.

E questo vuol dire che il corpo è parte integrante di un’autentica relazione intima. Non tanto perché senza il corpo non ce ne possano essere in assoluto (probabilmente ciascuna di noi ha esperienze a tal proposito), ma perché il corpo dà completezza alla relazione, che se è autentica coinvolge tutto il nostro essere (e il corpo ne è una componente imprescindibile).

“Sfruttiamo” allora ancora una volta la vicenda di Emmi e Leo per porci delle domande:

  • quale è il ruolo del corpo nelle tue relazioni?
  • ti spaventa metterti in gioco con il tuo corpo nelle relazioni?
  • hai paura che il tuo corpo possa essere giudicato o non apprezzato dagli altri?
  • ci sono state situazioni in cui hai preferito relazioni dietro uno schermo a relazioni reali?
  • hai bisogno di sentirti apprezzata dagli altri per il tuo corpo?
  • tendi a valorizzare o nascondere il tuo corpo? Come mai?

E se questa storia ti ha appassionato, c’è anche il seguito: “La settima onda”

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