#femminismopedagogico

Donne, siate egoiste!

Da qualche tempo propongo dei percorsi per donne, che già a partire dal nome – Una stanza tutta per noi – vogliono invitare a prendersi del tempo e dello spazio solo per sé. E constatando la difficoltà che in tante fanno a ritagliarsi questo spazio, pur desiderandolo (logicamente non parlo di chi non può per motivi oggettivi!), ho compreso che noi donne dobbiamo imparare ad essere egoiste, in quel modo sano di esserlo che può renderci persone pienamente realizzate.

Fin da piccole, infatti, ci viene insegnato a pensare agli altri, a capire cosa stanno vivendo, a immedesimarci nei loro panni, a mettere loro davanti ai nostri bisogni, specialmente se si tratta di uomini. Ci viene insegnato che quando abbiamo una famiglia non dobbiamo mettere noi stesse, le nostre idee, i nostri sogni davanti a quelli dei nostri congiunti.

E attraverso questi insegnamenti ci viene in qualche modo detto che valiamo meno degli uomini, meno dei nostri figli e dei nostri compagni. Che non siamo importanti o non così tanto importanti da poter dedicare del tempo a far sviluppare la nostra parte più profonda e più vera. Perché andare dalla parrucchiera o dall’estetista può anche andare bene, magari anche iscriversi in palestra e fare una colazione al bar con le amiche di tanto in tanto, ma se parliamo di prenderci cura delle nostre risorse o delle nostre ferite, allora forse è meglio rimandare, farlo quando i figli saranno grandi, quando ci saranno più soldi, quando il marito avrà meno impegni…

E invece no: possiamo e dobbiamo essere egoiste!

Egoiste, non egocentriche.

Pensare a sé, infatti, non vuol dire chiedere che il mondo giri attorno a sé e pretendere che le attenzioni di tutti siano rivolte a sé, significa custodire alcune premure per rivolgerle a se stesse, significa non perdere di vista noi stesse e smettere di privarci di ciò di cui abbiamo bisogno. Senza per questo sentirci in colpa.

Il senso di colpa

Visto che di solito a noi donne viene chiesto di fare un passo indietro per pensare a figli, mariti, nipoti e di chiunque possa essere in difficoltà, mettendoci sempre alla fine della lista delle cose da fare, quando rivendichiamo tempo, risorse, spazi per noi stesse siamo spesso tacciate di egoismo, se non di vero egocentrismo.

Come se dedicandoci a noi non potessimo dedicarsi agli altri, ma soprattutto come se non avessimo il diritto di pensare a noi.

Da qui forse il senso di colpa che molte donne provano quando decidono di mettere da parte gli insegnamenti da “buone massaie” e si ricordano di esistere, da qui la difficoltà che in tante sperimentano nel mettersi – almeno di tanto in tanto – all’inizio della lista. O anche semplicemente quando decidono di farsi un regalo extra, di prendersi cura di un bisogno che non appartenga a quelli definiti come primari.

Come se quelle cose, che magari agli altri suggeriamo di fare, noi non ce le meritassimo o potessimo concedercele solo a determinate condizioni. Che di solito sono l’aver prima fatto il possibile e l’impossibile per gli altri.

E invece non è così!

Il senso di colpa ci è stato trasmesso da una visione stereotipata e ormai superata della donna, quella per cui la donna deve dedicare la propria esistenza a prendersi cura della casa e della famiglia. E’ chiaro, quindi, che quando una donna decide di fare altro e perciò non risponde a quel ruolo di genere, si sente colpevole, “mancante” nel senso che non ha portato a termine tutti i suoi compiti per secoli definiti “naturali”.

Già solo rendersi conto dell’origine di questo senso di colpa può aiutarci a vedere che c’è motivo di provarlo, perché la donna non è solo moglie e madre e non può essere la sola a occuparsi della casa e della famiglia.

Ma c’è di più: al pari dell’uomo, la donna è chiamata a realizzarsi, a trovare la felicità, qualunque cosa ciò significhi per ogni singola donna.

Essere donne felici e realizzate

Logicamente non tutte le donne crescono nella convinzione di dover badare alle necessità altrui. Molte sanno prendersi cura di sé molto bene. E – per fortuna – ci sono anche madri capaci di non mettere se stesse al di sotto dei figli o del compagno nella lista delle priorità.

In molti casi, però, le cose non stanno così e anche chi sa dedicarsi al proprio benessere globale o alla propria carriera rischia di farlo lottando con i sensi di colpa. Il che spesso vuol dire non gustare la bellezza di ciò che si sta facendo per sé. Non essere pienamente felice o credere che quella felicità che deriva dall’aver riservato tempo ed energie ai propri desideri vada nascosta, se non addirittura negata.

Invece noi dovremmo puntare a realizzarci – in qualunque modo questo possa verificarsi – e ad essere veramente felici.

Dovremmo darci la possibilità di esistere per noi. Di dedicarci almeno una parte di ciò che riserviamo agli altri. Il che non implica dimenticarci degli altri, né pensare solo a noi, ma sapere che anche noi abbiamo lo stesso diritto degli altri di trovare la strada per portare a compimento le nostre potenzialità.

Perché una donna felice e realizzata è una donna che sta bene, con se stessa innanzitutto, ma anche con gli altri. E ha molta più energia per se stessa e per gli altri. Sa ispirare se stessa e gli altri, dà un esempio che vale più di mille parole a chi la circonda. E soprattutto può scoprire e far crescere parti di sé che probabilmente ha sempre tenuto nascoste.

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