Educare al benessere

Essere educatori credibili

Una delle domande che ricevo più spesso negli ultimi mesi, dopo l’uscita de La più grande delle magie, riguarda il personaggio della saga di Harry Potter che preferisco. E’ una domanda che mi manda in crisi perché me ne piacciono molti e per i più vari motivi, ma se dovessi focalizzarmi sulla categoria “educatori” non avrei alcun dubbio: il mio personaggio preferito è la professoressa Minerva Mc Gonagall (Mc Granitt nella prima traduzione italiana).

L’apparentemente fin troppo severa professoressa di Trasfigurazione, nonché vicepreside di Hogwarts e direttrice della Casa di Grifondoro, è a mio parere la perfetta incarnazione di un educatore che vive il proprio ruolo con credibilità. Una credibilità che in lei assume diverse sfaccettature, su cui è utile riflettere per chiunque abbia un ruolo educativo (insegnanti e genitori in primis), due delle quali vorrei analizzare insieme.

L’educatore non è un semplice amico

Come dicevo qualche riga più su, la professoressa Mc Gonagall è in apparenza molto severa. E forse lo è anche nella realtà, dal momento che pretende che siano rispettate le regole, che gli studenti tengano comportamenti adeguati al contesto in cui si trovano e che non è disposta a scendere a facili compromessi. E’ lei la prima, infatti, ad applicare la correttezza che pretende dagli altri: a differenza di altri professori, ad esempio, non agisce sulla base di preferenze per gli studenti che appartengono alla propria casa e tratta tutti allo stesso modo (come scopriranno ben presto Harry e Ron, trovati a vagare per il castello in piena notte nel primo anno di studi e messi immediatamente in punizione).

Nella sua severità, però, non troviamo una rigidità assoluta: sa quando è il caso di chiudere un occhio e dare una seconda possibilità (lo fa ad esempio sempre con Harry e Ron che nel secondo anno arrivano a scuola guidando una macchina volante, sottratta all’ignaro padre di Ron) e sa quando le regole possono essere messe da parte (come quando vede Harry volare per la prima volta su un manico di scopa, cosa che era stata vietata da un’altra insegnante, ma si accorge della sua bravura e lo inserisce nella squadra di Quidditch).

Probabilmente la sua correttezza si colora di severità agli occhi degli studenti (e dei lettori) anche nella misura in cui non si pone sullo stesso livello dei ragazzi, non cerca di “corromperli” fingendosi amica, non vuole la loro simpatia bensì il loro bene, ossia che studino, imparino come stare nel mondo e trovino la propria strada. Ed è proprio così che un educatore dovrebbe essere!

Per quanto chi educa debba sempre agire a partire da un profondo rispetto per chi ha davanti e da un chiaro riconoscimento del suo valore, non bisogna mai dimenticare che tra un genitore e un figlio, così come tra un insegnante e il suo alunno, c’è una disparità pedagogicamente necessaria. Non sono e non possono porsi sullo stesso livello. Se da un lato, infatti, c’è una normale parità in quanto entrambi esseri umani (dotati quindi di pari dignità), dall’altro c’è un’evidente differenza di ruolo, e questo implica che l’educatore debba essere cosciente di come il suo ruolo comporti dei doveri ben precisi e lo ponga in una condizione di superiorità in termini di conoscenze e consapevolezze (non certo di valore personale o di importanza).

Questo significa che non si può essere amici dei figli o degli alunni: piuttosto si dovrebbe tendere ad essere esempi e modelli per loro! Certamente ognuno può interpretare il proprio ruolo educativo in modo diverso e non siamo costretti ad essere rigidi, l’importante è non perdere di vista che non siamo e non possiamo essere “come” i nostri figli e i nostri alunni, che abbiamo delle evidenti responsabilità nei loro confronti. E a tali responsabilità non possiamo derogare!

L’educatore riconosce la preziosità di chi accompagna

La caratteristica che più amo della professoressa Mc Gonagall è, però, un’altra e ritengo sia proprio quella che la rende speciale ed unica: la capacità di vedere i talenti che ogni alunno possiede, di riconoscerli e di permettere anche a loro di riconoscerli. E come se questo non bastasse, Minerva li sostiene affinché quei talenti possano fiorire e mostrarsi al mondo.

Nel quinto libro della saga lo si vede benissimo quando difende l’abilità di Harry in Difesa contro le Arti Oscure da una stizzita e incompetente professoressa Umbridge, che con i suoi giudizi rischia di precludergli la carriera che il ragazzo sogna, quella di Auror (si tratta di maghi che combattono contro la magia oscura, i quali devono possedere alcune competenze ben precise e quindi ottenere voti molto alti nelle relative materie scolastiche). La Mc Gonagall dimostra tutta la sua fiducia nel ragazzo affermando che avrebbe pensato lei stessa a prepararlo per quella carriera se fosse stato necessario. E nelle sue parole non c’è solo un odio viscerale nei confronti della perfida Umbridge, c’è la capacità di riconoscere un talento e il desiderio che possa trovare pieno compimento.

Questa stessa capacità di sostenere le competenze che i ragazzi possiedono è evidente nel libro successivo, quando aiuta Neville Longbottom (o Paciock nelle prima traduzione italiana) a scegliere quali materie continuare a studiare. Neville (di cui avrò modo di parlare in futuro perché è un altro personaggio che amo) ha difficoltà a capire come proseguire il suo percorso ad Hogwarts a causa dei giudizi negativi della nonna che lo ha cresciuto: si sente inferiore agli altri ed incapace, ma la professoressa Mc Gonagall lo aiuta a comprendere quali talenti possiede e su quale strada incamminarsi, affermando anche con forza che è una persona di cui andare fieri. Perché se la nonna vede in lui solo ciò che mancherebbe (per soddisfare i suoi desideri), la vicepreside vede in Neville quello che c’è.

Questo è il compito di ogni persona che abbia un ruolo educativo (e tra questi mi permetto di inserire anche gli psicoterapeuti): riconoscere il valore delle persone che in vario modo seguono e accompagnano, sostenere i talenti che possiedono, permettere innanzitutto a loro stesse di riconoscere quanto sono preziose e quanto di bello possono realizzare. Se un educatore non riesce in questo ha fallito, perché non ha saputo accendere o mantenere accesa la scintilla che ogni essere umano custodisce in sé.

Un esempio da seguire

Possiamo allora concludere dicendo che Minerva Mc Gonagall rappresenta un esempio da seguire per chiunque rivesta un ruolo educativo. Ma c’è di più: io credo (anche se non è esplicitato nei libri della saga) che lei sia in qualche modo un esempio anche per i suoi alunni.

Nella sua correttezza, nel suo sapere bene da che parte stare ed ergersi sempre a difesa dei più deboli, nel suo schierarsi contro il male in tutte le sue forme (da Voldemort alla Umbridge, passando per Piton quando tutti lo ritenevano un seguace di Voldemort), Minerva si staglia come modello da imitare, come figura che può essere fonte di ispirazione per i giovani maghi in balia di tempi burrascosi.

Ed è qualcosa a cui a mio parere ciascun educatore dovrebbe ambire: non per dimostrare di essere migliori di altri, non per inorgoglirsi di superbia, ma perché in fondo forse l’unico modo per essere certi di aver fatto bene il proprio dovere (al di là dell’imprescindibile imperfezione umana) è sapere che altri vorrebbero essere come noi!

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