Educare al benessere

Nuove storie per nuovi bambini

Nel mio ultimo articolo E se la principessa non volesse essere salvata? ho evidenziato come alcune delle fiabe tradizionali con cui cresciamo siano veicoli di immagini stereotipate dell’uomo e della donna.

Cosa fare allora?

Evitare di raccontare ai bambini queste favole?

Non credo sia la soluzione migliore, anche perché è impossibile evitare che vengano in contatto con esse, magari a scuola oppure parlando con gli amichetti. Ritengo piuttosto che sia necessario educare i bambini a conoscere e riconoscere quegli stereotipi e poi insegnare loro che esiste una realtà diversa, più complessa e senza dubbio più interessante.

Dopo aver creato questa base, a mio parere può essere utile anche creare insieme ai propri figli nuove storie, che non prevedano determinate immagini del maschile e del femminile. Come quella a cui è stata data vita durante il laboratorio dedicato ai bambini al Villaggio della Terra (di cui ho parlato sempre qui).

Ecco di seguito la fiaba che ha preso vita dalla fantasia di 5 bambine davvero in gamba e che mi sono presa la libertà di ampliare, senza alterarne in alcun modo la trama e il senso.

Il potere della gentilezza

C’era una volta una strega sempre di cattivo umore, sgarbata con tutti, ma segretamente innamorata del principe Filippo, un giovane un pochino vanitoso ma molto buono e dolce, figlio del re del villaggio accanto. Tutti chiamavano la strega Malefica, proprio per il brutto carattere, ma nessuno ne conosceva il vero nome.

Quando Malefica venne a sapere che Filippo era perdutamente innamorato della principessa Ginevra, la quale ricambiava ardentemente il suo sentimento, sentendosi rifiutata si arrabbiò moltissimo. Fece di tutto per incontrare Filippo durante una delle sue solite passeggiate a cavallo e, dopo averlo sorpreso spuntando all’improvviso da dietro un albero, lo trasformò in un topo.

Il caso volle che quel giorno insieme al principe ci fosse anche il re del villaggio della strega, ovvero il padre di Ginevra. Non era vicino a Filippo durante l’incontro con Malefica, perché era caduto da cavallo poco prima, ma aveva fatto in tempo a vederlo diventare un topo. Immaginando quello che poteva essere successo (Malefica, infatti, aveva da tempo annunciato di volersi vendicare dell’amore tra i due giovani), corse a tutta velocità dalla figlia.

Preoccupata ed indignata, Ginevra chiamò le sue amiche principesse: Margherita, Marina, Sofia, Greta e Viola. Erano cresciute insieme, si volevano davvero molto bene ed erano sempre pronte ad aiutarsi quando una di loro aveva qualche problema. Ma quella volta non avevano fatto i conti con la mamma di Ginevra. Indispettita per la decisione della figlia di sposare Filippo contro la sua volontà, la regina aveva deciso di cogliere la palla al balzo e di servirsi dell’incantesimo di Malefica per spezzare il loro legame una volta per tutte.

Con la scusa di aver visto il topo Filippo infilarsi dentro il Labirinto Verde del castello reale, la regina spinse le sei amiche ad addentrarsi in quel labirinto di siepi, chiudendone poi ogni uscita con i rovi tagliati poco prima dal giardiniere. Accortasi del tranello in cui la mamma le aveva condotte, Ginevra si senti improvvisamente scoraggiata come mai prima di allora. Ma per fortuna le sue amiche non si persero d’animo e le ricordarono di usare il suo prodigioso fischietto.

Si trattava di un fischietto giallo, apparentemente normalissimo, ma con un potere straordinario: il suo suono riusciva a richiamare un drago. Ma niente paura: era un drago buono, che le principesse avevano conosciuto e salvato in una delle loro fantastiche avventure e che da allora era diventato un loro amico.

Appena udì il suono del fischietto il drago si alzò in volo, raggiunse le sue amiche e le portò fuori dal labirinto, facendosele salire tutte in groppa. Quando vide il drago sorvolare il proprio giardino, il re (che era sempre stato un po’ sbadato) si ricordò di avvisare Ginevra che, dopo essere stato trasformato in topo, Filippo era stato portato via da Malefica e le suggerì di andare al suo castello con le altre principesse.

Arrivate lì le giovani donne si chiedevano come avrebbero potuto sconfiggere la strega. Mentre si avvicinavano alla stanza dove aveva rinchiuso il principe, la sentirono piangere e chiedersi come mai nessuno le volesse bene. Allora ebbero un’idea: forse Malefica aveva bisogno solo di essere trattata con gentilezza. E così fecero!

Usando gentilezza e dolcezza nei suoi confronti (a partire dal chiederle quale fosse il suo vero nome: Costanza), la videro improvvisamente trasformarsi in una ragazza bellissima, capace di essere a propria volta dolce e gentile, desiderosa di avere delle amiche. E contemporaneamente videro il topo tornare ad essere il bel Filippo.

Tornati tutti al castello reale, Filippo e Ginevra annunciarono di volersi sposare. La regina cercò in tutte le maniere di opporsi. Ma il principe intuì che sarebbe bastato essere gentile per far trasformare la regina, proprio come avevano fatto le principesse con la strega, e con parole dolci riuscì a far sciogliere il suo cuore, reso di ghiaccio dallo stesso incantesimo che aveva trasformato Costanza in Malefica.

Una breve analisi

Questa breve storia mostra chiaramente come le bambine che l’hanno creata si siano rifatte agli schemi narrativi a loro noti: qualcuno ha bisogno di aiuto e l’eroe corre in soccorso, bloccando l’antagonista.

Nel dar vita alle vicende di Ginevra e Filippo hanno cercato di andare oltre gli stereotipi che avevo spiegato loro in precedenza. La prima parte del laboratorio, infatti, si era incentrata su come le storie esistenti ci parlino di uomini e donne che non corrispondono alla realtà. Ma nel loro voler scardinare quelle immagini falsate hanno corso il rischio di crearne una agli antipodi, dove non era più il principe a salvare e la principessa ad essere passiva, bensì l’esatto contrario.

Proprio per questo motivo, sono stata io a suggerire di rendere attivo anche il principe: da qui il suo intervento per sciogliere il cuore della regina. Altrimenti il principe sarebbe stato un personaggio passivo in cerca di salvezza dall’esterno, proprio come le classiche protagoniste delle fiabe.

La naturalità di questo atteggiamento delle bambine (è successo esattamente ciò che mi aspettavo) sottolinea ancora una volta la necessità di spiegare e mostrare praticamente che esistono modi di vivere le relazioni diversi da quelli mostrati nelle favole o dal loro esatto contrario. Che esistono diverse modalità di stare al mondo, delle modalità probabilmente più sane di quelle che per secoli ci hanno trasmesso. Sta a noi adulti proporle e dare ai bambini la possibilità di inserirle nelle loro storie.

Perché inventare storie è un’attività naturale per un bambino, che possiamo far diventare un momento di crescita e di sviluppo di una coscienza critica.

In quest’ottica mi pare molto interessante la presenza di un gruppo di principesse amiche che insieme salva il principe e Malefica, superando l’idea delle donne che sappiano solo invidiarsi e percepirsi come rivali nell’ottica della ricerca del vero amore (come inizialmente Malefica percepisce Ginevra).

Mi dà l’idea di una generazione che ha già la mente e il cuore fuori dagli stereotipi e che darà vita a una società nuova e più bella.

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