#femminismopedagogico

ABC del femminismo per uomini (e non solo!)

Cari lettori uomini,

nei miei precedenti articoli sul #femminismopedagogico non mi sono mai rivolta espressamente a voi (per quanto spero che li abbiate letti anche voi!), ma alcune cose che sono capitate a me personalmente e altre che sono successe a livello nazionale mi hanno spinto a decidere di indirizzare alcune riflessioni proprio a voi, anche se logicamente non solo a voi.

Vi scrivo perché vedo molti uomini considerare il femminismo una faccenda esclusivamente “da donne” (pensiero già di per sé errato!) oppure paragonarlo ad una lotta per il potere tra donne e uomini, cosa che assolutamente non è. E sento tanti uomini (e purtroppo anche donne) criticare i risultati che le battaglie femministe hanno avuto o ritenere che il femminismo consista in una sorta di battaglia verbale o tutt’al più ideologica, che non porta a nulla perché in realtà non c’è proprio nulla da cambiare.

Invece da cambiare c’è e c’è molto! A partire proprio dalle parole che usiamo per parlare delle donne e degli uomini: ad esempio le parole che sono usate da certa stampa quando racconta di un femminicidio, ma anche le parole che usiamo quotidianamente e che si colorano di un sessismo inammissibile. Logicamente non sono solo le parole che devono cambiare: a dover subire una radicale sterzata sono le azioni di molti uomini nei confronti delle donne e ancor più la mentalità tanto degli uomini, quanto delle donne. Ma dal momento che le parole danno forma alle idee, forse il cambiamento del linguaggio è il primo a cui puntare visto il clima di odio verbale esasperato che si respira ultimamente.

Perché un uomo dovrebbe essere femminista

Provo a mettermi nei panni di voi uomini che state leggendo questa lettera: la prima domanda che mi farei è “perché mai io dovrei diventare femminista?”. Anzi, probabilmente prima ancora di chiedermi questo mi chiederei “cos’è poi questo femminismo di cui parli tanto?”.

Per spiegarlo potrei far mie le parole di Rebecca West “la gente mi definisce femminista quando esprimo sentimenti che mi distinguono da uno zerbino”. Sicuramente è una frase che rispecchia pienamente il vissuto di tante donne, ma io ritengo che anche gli uomini possano tranquillamente essere femministi. E per chiarire in che senso lo intendo cito le parole con cui Chimamanda Ngozi Adichie chiude il suo breve testo Dovremmo essere tutti femministi (che vi invito caldamente a leggere: ci vogliono al massimo 20 minuti!): “femminista è un uomo o una donna che dice sì, esiste un problema con il genere così com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, donne e uomini, dobbiamo fare meglio.”

Questo significa che una persona femminista ammette che esiste uno squilibrio tra come vivono le donne e come vivono gli uomini. Oggi, non un secolo fa. Ovunque, non solo in alcuni posti. Ed è una persona che crede che uomini e donne abbiano lo stesso valore e debbano godere degli stessi diritti, ossia crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica dei due sessi e si impegna ad agire perché tale uguaglianza diventi concreta.

Quindi è femminista chi vuole l’uguaglianza tra uomini e donne, chi desidera azzerare gli stereotipi di genere e sogna un mondo in cui si abbiano pari opportunità in tutti i campi indipendentemente dal sesso cui si appartiene.

“Perché anche gli uomini dovrebbero essere interessati a simili faccende, se ad essere svantaggiate sono solo le donne?”, potreste chiedermi allora. Perché in realtà il sessismo imperante non va solo a svantaggio delle donne! Basta pensare a come vengono educati i bambini: non possono esprimere pienamente le emozioni perché non è “da maschi”, devono dimostrare di essere forti senza “fare le femminucce”, devono essere virili e non possono avere debolezze. Gli uomini di domani saranno questi bambini incapaci di farsi vedere e di riconoscersi essi stessi per ciò che sono autenticamente, a cui fin troppo spesso si insegna a mascherare la propria identità profonda per far sì che vestano al meglio i panni del macho. Qualcosa di simile accade anche alle bambine, seppur con motivazioni diverse, il che evidenzia come la questione di genere riguardi proprio tutti. Così come deve riguardare tutti l’impegno per superarla.

The future is female

Come può cambiare l’atteggiamento di un uomo che non vuole essere sessista

Ammettiamo che mi diciate “ok, quello che dici è giusto, ma io non sono sessista e non sono maschilista, cosa dovrei cambiare nel mio atteggiamento se già penso che le donne siano uguali agli uomini?”.

Credo che questo sia il pensiero del 90% degli uomini che conosco. Che poi sono gli stessi che se devono offendere un amico, anche solo per scherzo, lo fanno offendendone in realtà la madre, la sorella o la moglie con appellativi che rivolti ad un uomo scatenerebbero una guerra. O che ritengono che siano la madre o la moglie a doversi occupare di decidere cosa si mangerà a cena, cucinare, apparecchiare, lavare i piatti, mettere i panni in lavatrice, stenderli, stirarli, sapere cosa va comprato, uscire a fare la spesa, sistemare la spesa, pulire casa… (e potrei proseguire per molto ancora!) Sono quegli stessi uomini che, quando una donna si rivolge a loro giustamente arrabbiata per un torto subito o con tono assertivo per far valere le proprie idee, la apostrofano con frasi del tipo “ma che c’hai le tue cose?” o che se una donna è nervosa le chiedono da quanto tempo non faccia sesso.

Lungi da me mettere in dubbio che tali uomini credano realmente all’uguaglianza tra i generi, però dubito fortemente che si rendano conto di come poco lo dimostrino con le loro azioni e le loro parole. E dal momento che ciò in cui crediamo dovrebbe trapelare dalle nostre azioni e dalle nostre parole, a dirla tutta mi viene da pensare che dietro quello che potrei definire un femminismo di facciata, si celi un ampio retaggio di quella cultura patriarcale che non riusciamo ancora a superare.

Quella cultura per cui, ad esempio, in un pranzo di famiglia nel 2019 gli uomini si siedono ad un tavolo e le “femmine” si siedono ad un altro, così possono muoversi più liberamente per portare il cibo a tavola o controllare i bambini che giocano. Una cultura talmente forte che di essa sono permeate anche donne giovani, che a simili umiliazioni si sottopongono senza batter ciglio, anzi sembra quasi che vadano a cercarsele!

Il problema infatti è proprio questo: spesso siamo sessisti senza saperlo. Uomini e donne indistintamente. Allora cosa si può fare per cambiare la nostra cultura?

Ancora una volta ci viene in aiuto la Adichie che, nel libro Cara Ijeawele. Ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista, indica come valido “strumento di femminismo” la pratica di chiedersi se in una data situazione il comportamento adottato dipenda dal genere. Il suo suggerimento, che è rivolto alle donne, vuole essere un invito a non farsi condizionare dall’appartenere al genere femminile nel decidere che comportamento adottare: l’idea che vuole far passare è che se un uomo si sente libero di fare una cosa, non è giusto che una donna debba farsi scrupoli. Io aggiungo un passo ulteriore pensato prevalentemente per voi uomini (ma che è utile anche per le donne): quando si decide di mettere in atto un certo comportamento è bene chiedersi se quel comportamento sarebbe diverso nel caso in cui fosse rivolto a un uomo oppure ad una donna.

Perché è fuori dubbio che gli uomini si prendono nei confronti delle donne delle libertà che non oserebbero avere se fossero davanti ad altri uomini: sguardi inopportuni, commenti sessisti, palpeggiamenti indesiderati, per non parlare della tendenza ad occupare più spazio di quello a loro destinato (ad esempio quando su un autobus accanto a loro è seduta una donna), della tendenza ad interrompere più frequentemente le donne rispetto agli uomini mentre parlano oppure del bisogno insopprimibile di spiegare le cose alle donne dando per scontato che ne sappiano meno di loro (anche quando palesemente non è così).

Un altro aspetto a cui prestare attenzione per modificare la cultura in cui siamo immersi è evitare di confondere alcuni atteggiamenti più o meno velatamente sessisti con una certa idea di romanticismo. Molti uomini (e forse non meno donne) si lamentano di come il femminismo abbia trasformato le ragazze di oggi, rendendole più sicure e a loro dire meno romantiche: vogliono la parità, non aspettano che siano sempre gli uomini a fare il primo passo o a pagare la cena, non credono che il loro unico dovere sia prendersi cura del proprio uomo e per questo rendono gli uomini insicuri. Ed eccoci al punto: l’incapacità di alcuni uomini di far fronte al cambiamento avvenuto nei rapporti tra i sessi, nonché quella di rapportarsi a donne che non accettano di essere lo zerbino di qualcun altro! Quello che è meno chiaro è il motivo per cui se è l’uomo a sentirsi insicuro di fronte ad una donna più libera debba poi essere la donna a fare un passo indietro, limitando la propria libertà. Non sarebbe meglio se fosse l’uomo ad abbandonare l’idea di dover essere un macho, imparando a vivere relazioni paritarie?

We should all be feminist

Cosa può fare un uomo per sostenere il femminismo?

Potrei dilungarmi ancora per molto, fare molti altri esempi ed evidenziare come gli atteggiamenti a cui sto facendo riferimento coinvolgano tanto gli uomini quanto le donne (cosa che personalmente mi fa molto male). Preferisco però pensare a cosa si possa fare in positivo per mettere in campo azioni capaci di modificare quegli atteggiamenti e quelle azioni che ostacolano la parità di genere, azioni che ci aiutino a liberarci dalle catene del sessismo. Cosa significa questo in particolare per un uomo?

Abbracciare il femminismo può tradursi in varie cose: dal rispettare ogni tipo di no che viene detto dalle donne al comprendere che le donne non sono possesso dei loro uomini, con tutto quello che ne consegue, dall’evitare il sessismo del linguaggio all’arginare la “cultura dello stupro” che pervade tanto i social quanto la vita reale.

Sostenere il femminismo significa anche ammettere che un uomo non potrà mai comprendere meglio di una donna cosa significhi vivere da donna: non sapete la fatica che noi facciamo per ottenere risultati lavorativi uguali ai vostri, finendo per essere pagate anche il 30% in meno, non conoscete la paura che sperimentiamo tornando a casa da sole, che sia buio o meno, tenendo a mente tutti i consigli delle amiche su come difendersi da possibili aggressori, o il fastidio di fronte a commenti inopportuni e sguardi indesiderati. E per questa ragione non potete pretendere di essere oggettivi nel valutare la questione di genere: avete bisogno di ascoltare la nostra voce per avere una visione obiettiva del mondo.

Ma forse la cosa più importante di tutte che potreste fare per abbracciare il femminismo è aiutare anche altri uomini ad aprire gli occhi e a liberarsi dai retaggi del maschilismo. Perché nessuno meglio di un uomo può far capire ad un altro uomo che determinati comportamenti non sono corretti, che alcune parole sono fortemente offensive e che ci sono atteggiamenti che non possono più essere tollerati né dalle donne né dagli uomini.

Io conto su di voi! Spero che l’idea di abbracciare la causa femminista vi possa interessare o quanto meno che questa lettera vi abbia fatto nascere un po’ di curiosità verso questi temi… sarò felice di ritrovarvi nei prossimi articoli della categoria #femminismopedagogico!

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