Crescita e benessere personale

Alla scoperta della gioia

Il viaggio nelle quattro emozioni di base si conclude con la gioia, un’emozione che tutti desideriamo provare ma che forse non sempre sappiamo vivere al meglio. Vediamo allora cosa si cela dietro i sorrisi che esprimono l’autentica felicità.

Come ogni emozione, la gioia ci parla di quello che sta accadendo attorno a noi e si fa portavoce di un bisogno che chi la sperimenta vive. Nello specifico la gioia ci dice che le cose stanno andando bene, probabilmente che si stanno avverando alcuni dei desideri di chi la sperimenta. Verrebbe allora da chiedersi quale bisogno possa mai sperimentare una persona che non sta affrontando pericoli, né soprusi, né mancanze: di certo non necessita di rassicurazioni, eppure ha bisogno della presenza degli altri per poter condividere quello che sta sperimentando con le persone più care.

Il potere della condivisione

Mark Twain diceva “Per cogliere tutto il valore della felicità, devi avere qualcuno con cui condividerla“.

Io credo che nel tempo ci siamo dimenticati quanto sia importante condividere e come questo gesto ci permetta di dare alla gioia la sua misura più piena. Probabilmente tale tendenza a tenere per noi ciò che di bello ci accade ci ha portato anche a perdere di vista la quantità di cose positive che viviamo, ritenendo più numerose quelle negative anche quando non è così.

Secondo alcuni ricercatori ci sono due tendenze che ci trattengono dal condividere la nostra gioia: l’inclinazione alla negatività e l’assuefazione. La prima si riferisce alla tendenza innata della nostra mente a dare più peso agli aspetti negativi, per colpa della quale tendiamo a ricordare e a concentrarci di più sugli eventi negativi che su quelli positivi, mentre l’assuefazione si riferisce al fatto che, per quanto ci siano esperienze che ci regalano momenti di felicità, col tempo ci abituiamo ad esse e l’effetto positivo nel tempo diminuisce.

Come evitare allora che il negativo prenda il sopravvento nella nostra vita? Secondo una ricerca scientifica l’unica soluzione sta proprio nella condivisione: parlare delle esperienze positive, infatti, portebbe a fissarle nella mente, determinando un maggiore benessere e ad un aumento della soddisfazione complessiva. Le ricerche mostrano, infatti, che chi ha l’abitudine di condividere con le persone vicine le cose buone che gli stanno accadendo e le emozioni positive ad esse correlate, tende anche a sentirsi più felice e più soddisfatto della vita. Inoltre è stato dimostrato che chi condivide la propria felicità con qualcuno in un dato giorno, si è sentito più felice e soddisfatto in quel giorno. I risultati suggeriscono che è proprio il condividere la felicità – non il semplice essere felici senza condividere nulla – che aumenta il benessere.

Chiaramente condividere la felicità richiede la scelta dell’interlocutore giusto, di una persona propensa a sostenere chi si sta confidando. Perché è questo probabilmente il punto che blocca molti dal parlare dei propri sentimenti.

Cosa blocca la condivisione

Spesso siamo riluttanti a parlare della nostra felicità o di ciò che ci accade di bello perché vogliamo apparire come quelli che si vantano o perché temiamo superstiziosamente di attirare la sfortuna; in alcuni casi ci sentiamo quasi in colpa quando a noi le cose vanno bene mentre gli altri devono affrontare vari problemi. Ci sono poi le persone che piuttosto di condividere la felicità preferiscono rapportarsi agli altri sulla base di lamentele e pettegolezzi (cosa che spesso ha il potere di creare forti legami in alcune persone).

Ma ciò che probabilmente più di tutto blocca la soddisfazione del bisogno di condividere è la paura di non trovare un ascoltatore che sia interessato e disponibile a gioire con noi. Di qualcuno che sappia semplicemente accogliere quell’emozione, dandole modo di moltiplicarsi in noi, senza invidie e gelosie.

La cultura individualistica in cui siamo immersi, invece, ci porta di frequente a sospettare dell’altro, di quello che potrebbe fare con le nostre “informazioni”, di come potrebbe approfittare di quello che diciamo per “appropriarsi” dei “vantaggi” che stiamo sperimentando (penso ad esempio ad un ambito lavorativo). Oppure ci porta a credere che nessuno potrebbe provare interesse nei confronti di quello che sperimentiamo – perché ognuno pensa solo a sé – e che quindi non avrebbe alcun motivo per gioire con noi. O peggio ancora, in molte occasioni ciò che ci frena dal condividere è il ricordo di quando, essendoci trovati nella condizione di ascoltatori della felicità altrui, ci siamo sentiti in qualche modo “da meno”. Quindi, per evitare di far sperimentare ad altri una simile sensazione spiacevole (con la paura delle ripercussioni che potrebbe avere sulla relazione con quella persona), si evita di parlare.

Tutto questo chiaramente ci impedisce di vivere i benefici che la condivisione porta con sé e ci chiude in una bolla di isolamento, spesso colorata solo di egoismo.

Condividere oltre le difficoltà

Per superare questo muro di timori che ci separa gli uni dagli altri, abbiamo due strade da percorrere.

La prima ha a che fare con l’impegno nel sostenere la gioia delle persone a noi care, incoraggiando in tal modo la loro spinta a condividere gli avvenimenti belli della vita. Diventare la persona che si vorrebbe avere al proprio fianco come confidente è senza dubbio un buon modo per incoraggiare gli altri non solo a confidarsi, ma anche ad ascoltare i propri racconti.

La seconda strada riguarda lo smettere di tenere per sé le proprie gioie. Si può cominciare dallo scrivere ogni giorno per se stesso un elenco delle cose positive accadute, per poi passare a raccontarle ad una persona amica, a qualcuno che possa comprendere e accogliere in sé quanto confidato.

Dopo qualche tempo scopriremo che condividere regolarmente la propria felicità e al tempo stesso fare spazio in sé per quella altrui, porterà ad una maggiore soddisfazione e ad una gioia più vera. Sta a noi scegliere di percorrere queste strade, abbandonando quella dell’egoismo.

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