#femminismopedagogico

Le donne nella pandemia

Ci dipingono tutte intente a cucinare dolci e ad informare pagnotte, oppure a pulire le case da cima a fondo. Ci vedono tutte disperate per la piega che non si può fare e le unghie che salteranno la consueta manicure (per non parlare della crescita dei peli!). Insistono affinché anche se chiuse in casa continuiamo a truccarci, così da non sottrarci ai canoni estetici che qualcuno ha pensato bene di imporci. Ci consigliano pile e pile di libri da leggere o di corsi da seguire per tenere allenata la mente ed infiniti esercizi da fare affinché il nostro corpo non perda tonicità.

Non che sia sbagliato fare una o anche tutte queste cose, nella vita “normale” così come in questo tempo “extra-ordinario”. Io stessa prima di una seduta di terapia in videochiamata mi trucco e se, i bimbi mi lasciano il tempo, cerco di cucinare qualcosa di buono per i miei familiari, proprio come facevo in precedenza, senza ansie e senza paranoie. Ma il tempo per leggere o per allenarmi, quello proprio non ce l’ho, pur desiderando da mesi di finire la serie di libri che mi aspetta sul comodino! E mi chiedo: quante donne hanno in questi giorni il tempo e le energie per fare tutto quello che ci vorrebbero intente a fare?

Probabilmente ci sono alcune donne un po’ di tutte le età che in questi giorni – agevolate dal non dover uscire per lavorare e forse anche dall’avere poca “gente” tra i piedi – hanno modo di dedicarsi al proprio corpo e al proprio spirito nel modo a loro più congeniale. E senza dubbio ci sono donne che nella solitudine totale trovano proprio in queste attività la forza per andare avanti senza perdersi d’animo. Credo però siano in fondo una minoranza.

Perché se penso a noi donne nella pandemia, vedo innanzitutto le dottoresse e le infermiere in prima fila ad assistere i malati, le ricercatrici che tentano di trovare una cura per questo maledetto virus, tutte le donne impegnate nel complesso mondo della sanità, non da ultime le addette alle pulizie con la loro preziosa attività di sanificazione. Vedo la loro stanchezza, la paura di poter contagiarsi e contagiare i loro cari. Sento la passione che muove i loro gesti, la volontà di esserci, oltre che di essere d’aiuto. E non credo che abbiano tempo di pensare alla piega o di prendere in mano un libro (anche se magari farebbero loro piacere entrambe le cose).

Penso poi alle tantissime donne che portano avanti il mondo della scuola nel nostro Paese, impegnate nella sfida della didattica a distanza, alla ricerca del modo giusto per sopperire ad una lontananza dagli studenti che fa male al cuore, prima che al proseguimento del programma. E le immagino mentre si sforzano di imparare ad usare tecnologie di cui magari fino ad un mese fa non conoscevano neppure l’esistenza, a volte con l’aiuto di figli e mariti, a volte profondamente sole.

Vedo tutte le donne che sono in prima fila nei supermercati, nelle panetterie, nelle farmacie, in tutte quelle attività che non possono chiudere. E che hanno paura di tornare a casa ed infettare i loro cari se non prestano la massima attenzione. Oppure a quelle donne che lavorano in smart working, con la fatica non solo di non poter uscire, ma soprattutto di dover badare contemporaneamente a mille cose mentre devono lavorare.

Penso a tutte le mamme che, lavorando a casa, fuori casa o non lavorando affatto, sono da un mese con i figli che non possono andare a scuola e devono trasformarsi magicamente in maestre e professoresse per aiutarli nei compiti, in psicologhe per sostenerli in questo isolamento forzato, in compagne di giochi perché non si sentano troppo soli, in cuoche provette perché dovranno pur mangiare sano in tutto questo tempo…

Immagino inoltre tutte le donne che hanno disabili, malati o anziani a cui prestare assistenza e cura. Penso a loro e alla fatica di non poter uscire con un’amica per far divagare la mente, alla difficoltà nel reperire tutto quello che occorre, alle energie fisiche e mentali che sembrano cedere ma che poi miracolosamente devono ricaricarsi.

Insomma: a me pare che di donne che possano preoccuparsi di cose tutto sommato minime, come unghie e capelli, non ce ne siano poi così tante! Lo ripeto: dedicarsi del tempo non è assolutamente sbagliato – anzi è salutare -, se si ha la fortuna di averlo, ma credo che per la maggior parte di noi il lavoro si sia triplicato e certi lussi siano davvero inimmaginabili in questi giorni!

Un’immagine irrealistica vs una sfida da vincere

Eppure siamo al solito punto: l’immagine femminile che va per la maggiore anche oggi è quella stereotipata della donna che pensa solo all’aspetto fisico, che si preoccupa per cose di poco conto e che vuole continuare a far di tutto per essere piacevole agli occhi dell’uomo – infatti è stato un uomo a suggerirci di truccarci, con la vecchia scusa che il trucco ci fa sentire bene con noi stesse (io anche struccata mi sento in perfetta pace con me, voi?), mentre la realtà è che anche in quarantena ci vorrebbero far credere che dobbiamo sempre e per forza essere seducenti ed ammalianti.

Mai nessuno, però, che nella pandemia – così come in tutti gli altri giorni – si preoccupi di consigliare agli uomini di imparare a stare bene con se stessi, che insegni loro come vivere relazioni di coppia sane, che muova un muscolo per evitare che le donne finiscano con il diventare le vittime designate non tanto del virus, quanto della violenza maschile, che in questi giorni cresce a dismisura, alimentata da una convivenza forzata che impedisce di sottrarvisi e dall’impossibilità per molte di chiedere aiuto.

Per le donne che hanno accanto un uomo violento ricordo che la parola in codice “Mascherina 19“, pronunciata ad esempio in farmacia, permetterà di attivare un protocollo d’urgenza per monitorare la situazione. Inoltre è sempre attivo il numero verde 1522, che è diventato anche una app da scaricare sullo smartphone, allo scopo di evitare di far ascoltare la richiesta di aiuto al proprio carnefice. In questo caso è bene far attenzione ad evitare che il cellulare venga controllato (pratica purtroppo molto comune nei casi di violenza domestica). Chiedete aiuto: stare a casa non deve essere pericoloso!

Ancora una volta c’è uno squilibrio enorme tra quello che appare e che alcuni – che poi spesso sono proprio donne – ci vogliono far credere (donne preoccupate solo da cose di scarsa rilevanza) e quella che invece è la realtà del mondo femminile (che non si ferma davanti al disastro ma che, con competenza, si assume tutte le sue responsabilità per farvi fronte).

E forse proprio per questo oggi siamo alle prese con quella che può diventare una svolta epocale.

Perché se ci rendiamo conto della forza che in questo momento stiamo dando prova di avere, delle energie che sappiamo mettere in campo e molto spesso condividere tra di noi, forse potremo anche prenderci per mano e dare tutte insieme un bel calcio a quegli stereotipi e a quei pregiudizi che ancora ci bloccano troppe volte in posizione di inferiorità.

Dalla pandemia un’occasione

E allora, che sia in mezzo alle mille cose da fare o nel vuoto di giornate di solitudine e silenzio, credo sia fondamentale per noi tutte capire di cosa stiamo dando prova in questi giorni, così avere ben chiare quali sono le nostre capacità. E crederci!

Perché non sono solo i medici e i ricercatori – uomini o donne che siano – che stanno dando il meglio di sé, a dare un utile contributo in questi giorni! Tutte noi che da casa (o dal posto in cui siamo chiamate ad essere) riusciamo a mandare avanti le nostre famiglie, il nostro lavoro e la nostra vita stiamo costruendo il domani che ci aspetta.

E diventa, quindi, fondamentale chiederci chi vogliamo essere in questo domani. Con queste capacità che abbiamo cosa possiamo fare? Che mondo nuovo possiamo costruire? Quali spiragli che ancora ci sono negati possiamo aprire per il nostro genere?

Questa emergenza può diventare per noi occasione per conoscerci meglio, a livello personale e globale, per lanciarci in nuove sfide e rendere il mondo di domani maggiormente a nostra immagine.

Perché non saranno i dolci sfornati né le ore passate a truccarci a farci stare bene, bensì la consapevolezza della nostra forza e la determinazione nel continuare ad alimentarla, credendo fermamente in noi giorno dopo giorno, dentro e fuori la pandemia.

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