Crescita e benessere personale

Quando il dolore si fa maestro di vita

Se volessimo trovare un elemento che accomuna praticamente tutti i personaggi principali della saga di Harry Potter, una costante che la attraversa dalla prima all’ultima pagina, potremmo trovare questo elemento e questa costante nel dolore: non c’è personaggio significativo che non lo abbia sperimentato e non c’è un anno in cui non sia presente.

Come nella vita reale, nel mondo magico tratteggiato dalla penna di J.K. Rowling il dolore è sempre presente, ciò che varia è il modo in cui le varie persone lo affrontano e lo superano: c’è chi lo subisce, chi lo attraversa e chi riesce a fare in modo che diventi addirittura un maestro di vita. E’ il caso di Albus Silente, il preside di Hogwarts, o per meglio dire del Silente che scopriamo dopo la sua morte, di quel Silente che Harry ricostruisce un pezzo per volta mentre tenta di portare a termine il compito che proprio lui gli ha affidato.

Il segreto di Silente

Per sei libri (e sei anni), Albus Silente ci appare come un uomo senza macchia, un mago dal passato irreprensibile, sempre pronto a difendere i più deboli e ad evitare che prendano il sopravvento i maghi che vorrebbero primeggiare sui babbani e sulle altre creature magiche. L’ultimo libro della saga, invece, ci narra di un passato che non è poi così limpido. Nella sua gioventù, infatti, Silente ha commesso un grande errore, dettato da un’irrefrenabile ambizione, dalla profonda fiducia nelle proprie capacità e da un legame stretto con la persona sbagliata: pur di ottenere un potere commisurato alle proprie abilità era, infatti, pronto a stringere un’alleanza con un mago deciso ad assurgere al potere per governare senza pietà anche sui non maghi, uno stregone malvagio che per anni avrebbe terrorizzato l’intera comunità magica. Tale errore è stato però pagato a caro prezzo, con la morte della sorella Ariana e il conseguente enorme dolore di Silente, che della giovane era responsabile.

Ciò che ha reso Silente il grande uomo e il grande mago che è diventato è stata la capacità di non lasciarsi definire da quell’errore e di non lasciarsi annientare da un dolore che lo ha comunque accompagnato per l’intera esistenza. Infatti, proprio a partire da quella esperienza negativa, egli ha compreso quale avrebbe dovuto essere il senso della propria vita, verso quale obiettivo orientare il proprio potere magico, il significato da dare al proprio incarico a Hogwarts. Ha saputo farsi carico delle proprie responsabilità senza che diventassero delle prigioni, ha permesso al passato di aiutarlo a capire il presente e ad indirizzare il futuro: avendo assaporato in prima persona il fascino della magia oscura, ha dedicato la sua vita e le sue capacità a fare in modo che non prendesse il sopravvento.

La sua storia ci lascia due insegnamenti: innanzitutto l’importanza di generare il significato della propria esistenza e in secondo luogo l’importanza di non lasciare al dolore il potere di bloccare i nostri passi, ma di imparare ad usare anche la sofferenza come bussola per comprendere che direzione dare a quei passi. Il dolore è stato infatti per il preside di Hogwarts un grande maestro, che gli ha mostrato da cosa tenersi lontano e a cosa dedicare le proprie capacità. Lo stesso può succedere a ciascuno di noi se sappiamo attraversarlo senza permettergli di annientarci.

bussola su cartina antica

Dare significato alla vita

Dare significato a quello che facciamo significa staccarsi dal qui e ora per proiettarsi nel futuro, non perché non sia importante vivere bene il presente (anzi è fondamentale!), ma perché la nostra vita non può trovare compimento in una sequenza di attimi che si susseguono senza avere un fine ultimo a cui tendere. Non possiamo pensare di vivere pianamente la nostra esistenza e di dare realizzazione a ciò che siamo e possiamo essere senza aver chiaro cosa dia senso alle nostre giornate. Vivere un eterno susseguirsi di momenti staccati tra di loro è come viaggiare senza meta: può essere anche piacevole per un po’, ma poi rende vuota la nostra vita.

Ognuno di noi ha il compito di costruire il significato della propria vita, guardando alle proprie caratteristiche e proiettandole oltre il presente, investendole in un futuro che in questo modo si colora di possibilità e che offre una motivazione valida per le nostre azioni.

Abbiamo una sola vita, e allora perché sprecarla o ridurla ad essere fine a se stessa quando possiamo invece dedicarla ad un obiettivo che magari ci trascenda, a qualcosa che possa dare valore alle nostre azioni e renderle significative non solo per noi?

Silente ci insegna questo: a non sprecare la vita, a dare ad ogni nostra giornata un significato che ci porti a guardare oltre noi stessi. E la sua storia, al pari di quella dello stesso Harry Potter, ci insegna che per trovare il senso delle proprie giornate bisogna interrogarsi non tanto su cosa vogliamo noi dalla vita, ma su cosa la vita chiede a ciascuno. Perché la vita di solito ci chiede cose che nessun altro potrebbe fare al posto nostro, dal momento che nessun altro possiede esattamente le nostre caratteristiche e il nostro modo di stare nel mondo e quindi nessun altro potrebbe portare al mondo ciò che ognuno di noi, nel suo piccolo e nel posto in cui si trova a vivere, può offrire.

Attraversare il dolore

A volte succede che questo senso della vita si scopra in un momento di dolore. E’ ciò che capita proprio a Silente, la cui sofferenza vissuta per la morte della sorella si è trasformata in maestra di vita: assaporandola fino in fondo, senza fuggire davanti ad essa come forse aveva fatto in precedenza quando era morta la madre, ha infatti capito quale senso dare alla propria esistenza. Senza una simile esperienza forse la sua vita avrebbe preso un corso totalmente diverso: il dolore gli ha indicato quale strada scegliere, perché nel momento più buio della sua vita non si è “dimenticato di accendere la luce”.

Il suo esempio ci mostra che non dobbiamo temere di attraversare il dolore: per quanto possa spaventare (ed è normale), molto spesso il dolore ci è utile perché ci aiuta a capire che vogliamo cambiare qualcosa oppure diventa uno spartiacque al partire dal quale trovare nuovi obiettivi per la propria vita. E’ il caso di quelle persone che a seguito di un lutto fondano associazioni che si occupano di specifiche problematiche (legate solitamente al motivo del lutto).

Quando il dolore viene vissuto fino in fondo lascia sempre spazio alla luce, ma se si ha paura di starci dentro si finisce con l’arenarsi nel buio, incapaci di muovere quei passi che invece condurrebbero al sole. E se si crede di non essere in grado di attraversare da soli la sofferenza che la vita mette davanti ai propri passi (e non c’è nulla di sbagliato in questo!), si può sempre chiedere aiuto ad un professionista che offrirà il sostegno necessario per rendere anche il dolore occasione di crescita. Perché questo è il dolore: un occasione per crescere umanamente.

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