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Una donna completa

Ancora troppo spesso come donne ci ritroviamo a dover scendere a compromessi dal momento che essere realizzate e felici su più fronti sembra un traguardo irraggiungibile: allora da piccole può capitare di trovarci a scegliere se sia meglio investire sull’intelligenza o sulla bellezza, mentre da grandi succede facilmente di dover decidere se dedicarsi alla famiglia o alla carriera. Come se dovessimo per forza rinunciare ad una parte di noi, pur di realizzare appieno un’altra. Come se non ci fosse posto nel nostro mondo per donne complete.

Ma c’è un personaggio nella saga di Harry Potter che in qualche modo è riuscito a non rinunciare a nessuna parte di sé e a sviluppare appieno il proprio “potere”: Ginny Weasley, studentessa dotata di carattere, giocatrice professionista di Quidditch e futura moglie di Harry Potter.

Qui è d’obbligo specificare che mi riferisco all’ultimogenita dei coniugi Weasley così come appare nei libri (e non nei film): una ragazza forte, ma che non perde la propria femminilità, una persona autentica ed empatica, ma soprattutto una donna resiliente, capace di uscire a testa alta dalle peggiori esperienze e capace di camminare per la sua strada senza curarsi del giudizio altrui.

Vediamo allora cosa può insegnarci questa ragazza, cresciuta con sei fratelli, sopravvissuta alla possessione di Voldemort e divenuta nel tempo prima una giocatrice e poi una giornalista di Quidditch.

Amicizie autentiche e amori profondi

Il primo motivo per cui l’immagine di Ginny si fissa nella mente del lettore è il suo amore smisurato per Harry Potter: lei ha appena 11 anni, lui uno di più e la testa da tutt’altra parte, motivo per cui la ragazzina un po’ per volta capisce – grazie all’impagabile aiuto di Hermione Granger – che deve allontanarsi da lui e vivere la propria vita senza lasciarsi imprigionare da quel sentimento. E Ginny riesce così bene in questo intento da diventare in breve tempo una ragazza molto popolare in quel di Hogwarts. Eppure, incurante dei giudizi altrui così come dei ripetuti tentativi dei fratelli di ficcanasare nei fatti suoi, continua a vivere come meglio crede la propria vita sentimentale, senza mai dimenticare veramente il suo primo amore. Fino al giorno in cui anche Harry si accorgerà di amarla e i due potranno mettersi insieme, anche se il loro legame durerà ben poco. Prima di partire per quella che sarà la sua missione (sconfiggere Voldemort), Harry infatti decide di lasciarla al fine di proteggerla: teme che conoscendo il loro legame, Voldemort possa usarla, facendole del male, pur di arrivare a lui. Ginny ne soffre, ma lo comprende.

Ho già parlato in questo articolo del rapporto tra Harry e Ginny e non voglio ripetermi, ma credo sia importante evidenziare il cammino che quest’ultima ha compiuto per giungere ad una profonda autonomia, anche a livello sentimentale: dall’ossessione per Harry, arriva infatti a sviluppare la capacità di comprendere le ragioni di un allontanamento, senza disperarsi, mantenendo saldo il suo amore ma anche una propria dignità, che la fa restare in piedi davanti al crollo di quel sogno a fatica realizzato. Comprende bene la scelta di Harry, lo ama per il destino di cui si è fatto carico, ma sa anche camminare con le proprie gambe, sa andare avanti da sola. E sceglie di farlo nell’unico modo che ritiene essere giusto: continuando a lottare per il bene della comunità magica. Non lo fa perché è la stessa battaglia di Harry: è la battaglia che si è scelta lei, in cui lei crede e che autonomamente (per quanto in sinergia con altri studenti) continua a combattere.

Mi piace tanto la sua crescita in campo sentimentale e mi piace il punto a cui arriva: questa autonomia – che non significa incapacità di stare in una relazione, bensì una protezione dalla dipendenza affettiva – dovrebbe essere un traguardo per ogni donna, dovrebbe costituire un obiettivo della nostra educazione, perché rappresenta la capacità di camminare nel mondo sulle proprie gambe, senza sentire il bisogno di appoggiarci ad un uomo e soprattutto senza l’idea che abbiamo bisogno di un uomo per realizzarci. Ginny è consapevole del proprio valore, probabilmente ha imparato a riconoscerlo nell’arco di tempo in cui non è stata ossessionata da Harry, e quel valore lo esprime appieno nel rapporto con lui, ma non è lui a darglielo!

E’ qui il suo salto di qualità, è per questo che può essere un esempio per noi tutte.

E credo che possa essere un valido esempio anche per la capacità di vivere amicizie sincere, in cui dice con autenticità quello che pensa (non ha certo peli sulla lingua e probabilmente in questo essere cresciuta con tanti fratelli maschi ha avuto il suo peso), ma in cui sa anche mettersi dalla parte di chi è meno popolare di lei, come fa nei confronti di Luna Lovegood. Soprattutto appare capace di avere dei bei rapporti con altre ragazze, cosa che non è così scontata, soprattutto quando una delle ragazze in questione riscuote tanto successo con i ragazzi. Invece la vediamo in sintonia con Hermione, che pure è enormemente diversa da lei, con la quale riesce a mantenere un rapporto sincero anche quando hanno opinioni contrastanti.

Credo che la bellezza maggiore di Ginny venga proprio dal non poter essere inquadrata in nessuno stereotipo: fugge da qualsiasi schema pre-esistente sulle donne. Questo perché sa vivere una femminilità completa, che non adombra le altre donne e allo stesso tempo non teme di mostrarsi in piena autenticità. Una femminilità che sa essere piena di empatia e delicatezza, ma non rinuncia ad usare tutta la forza di cui dispone.

Un potere da mostrare

E che Ginny sia una davvero “tosta” appare chiaro tanto dalla potenza dei suoi incantesimi, riconosciuta dai fratelli così come dai docenti, quanto dalle sue imprese sul campo di Quidditch, che la porteranno a scegliere quella professione. Come già detto, di certo aver fatto l’esperienza di crescere con 6 fratelli maggiori ha forgiato il suo carattere e le ha “imposto” di imparare a farsi valere, rendendola magari più pronta di altre a rispondere a soprusi o semplici sgarbi. Ma credo anche che il contesto familiare le abbia semplicemente permesso di “affinare” delle qualità che già possedeva, ossia che in quello specifico contesto Ginny si sia data il permesso di nutrire la propria forza e il proprio potere, evitando di ricorrere ad altri stratagemmi per essere ascoltata – e come unica femmina e figlia più piccola ne avrebbe avuti vari a disposizione!

Ginny ci mostra che possiamo essere al contempo femminili (non è mai presentata come il “maschiaccio” di turno, e del resto il successo che riscuote a scuola tra i compagni ci lascia immaginare una ragazza capace di prendersi cura anche del proprio aspetto esteriore) e “potenti”. E anche se il nostro non è un potere magico, nulla ci vieta di coltivarlo e di puntare sulla nostra forza, ovvero sulle nostre competenze e le nostre capacità, per farci sentire nel mondo e per raggiungere il posto che ci spetta, come ho detto anche in questo articolo a proposito di Hermione.

Ancora oggi purtroppo succede che alle donne non sia dato spazio per mostrare il proprio valore (e quindi il potere) oppure che la vetta del successo possa essere raggiunta al caro prezzo di cancellare la propria femminilità, intesa in senso lato come il nostro modo di stare al mondo, magari in posizioni di rilievo. Oggi ancora troppo spesso, infatti, ci viene chiesto (implicitamente o esplicitamente) di assomigliare agli uomini per occupare quelle posizioni, salvo poi rinfacciarci che non va bene ricalcare il modello maschile. La realtà pura e semplice è che siamo diverse dagli uomini, ma questo non significa che abbiamo meno competenze di loro: possiamo abitare i posti del “potere” con le nostre capacità e le nostre caratteristiche e possiamo farlo senza costringerci ad incarnare un modello maschile, anche se per anni ci è stato detto il contrario. Possiamo far valere il nostro potere senza snaturare la nostra identità, dando vita ad un modello diverso, che ci permetta di esprimere quello che siamo in modo autentico e pieno; e dato che non può esistere un modello “femminile” che vada bene per tutte, possiamo scegliere individualmente come abitare il nostro spazio ascoltando e, per quanto possibile, assecondando la nostra natura femminile ma anche quella personale.

E possiamo vivere la nostra femminilità senza che questo corrisponda ad aver bisogno di un uomo accanto per sentire che valiamo o per arrivare ai posti che “contano”.

Ginny è una donna completa in questo senso: non scende a compromessi, è pienamente se stessa ovunque vada e qualsiasi cosa faccia. Una completezza che nasce forse da un’altra sua caratteristica molto importante: la resilienza.

Educare alla resilienza

Nel suo primo anno ad Hogwarts, Ginny fa un’esperienza terribile: viene posseduta da Voldemort che se ne serve per riaprire la Camera dei Segreti e far accadere cose tremende nella scuola. Per tutto l’anno la vediamo triste, spenta, distratta, una ragazzina ben diversa da quello che mostrerà di essere negli anni a venire. Sta addirittura rischiando di morire, quando finalmente Harry riesce a bloccare il piano del Signore Oscuro e a salvarla.

La sua è un’esperienza di quelle che lasciano un segno – bello grande – e che potrebbero annientare una volontà meno forte di quella di Ginny, ma lei non si lascia abbattere da quello che si è trovata a vivere (e in questo bisogna immaginare dei genitori che hanno saputo starle accanto ed aiutarla, anche se non viene narrato in che modo lo abbiano fatto). Finita la brutta avventura Ginny, infatti, si riprende pienamente e non smette di credere in se stessa e nelle proprie capacità. Butta il passato alle spalle e vive una vita piena, senza ombre, serena e piena di leggerezza, il che non vuol dire che non soffra quando le succede qualcosa di negativo, ma che sa asciugarsi le lacrime (per quanto ne versi poche) e rimboccarsi le maniche.

La sua resilienza, ossia quella capacità di superare un evento traumatico in modo positivo e costruttivo, ha probabilmente origine dall’aver dovuto imparare a vedersela coi suoi fratelli ma anche dall’aver potuto imparare con loro come cavarsela in tante situazioni. E questa preziosa eredità le torna utile in diversi momenti, perché Ginny dimostra a più riprese di non lasciarsi abbattere dalle avversità bensì di riuscire a trovare un modo per venirne fuori più forte di prima: le succede con la possessione di Voldemort, con il suo sentimento non ricambiato da Harry, così come quando il ragazzo decide di lasciarla. Vive profondamente il dolore di certi avvenimenti ma nessuno di essi ha il potere di toglierle l’energia vitale che le è propria.

Credo che come donne la resilienza sia un elemento di cui non possiamo fare a meno, perché purtroppo di situazioni che rischiano di mettere al tappeto la nostra voglia di riuscita o che hanno effetti traumatici sulle nostre vite ne subiamo proporzionalmente più degli uomini. Diventa per questo importante essere educate alla resilienza e continuare ad educarci alla resilienza anche da adulte (oppure iniziare a farlo se da piccole non è stato possibile): è l’unico modo per non lasciarci piegare da una società che ancora ci rema contro!

Alcuni modi per educarci alla resilienza, creando le condizioni per cui si possa manifestare, sono:

– prendersi cura di sé, nel corpo e nella mente;

– darsi degli obiettivi e imparare a progettare i passi per raggiungerli;

– imparare a giudicarsi positivamente, ad aver fiducia nelle proprie capacità e a sdrammatizzare i propri errori;

– essere ottimiste, credere che oltre le difficoltà c’è un futuro più roseo e impegnarsi per raggiungerlo;

– imparare a conoscere se stesse anche grazie alle difficoltà che si affrontano;

– accettare il cambiamento come opportunità di crescita.

Ginny ci dimostra che è possibile essere resilienti, che si può essere donne complete e che non è necessario mettere da parte nessun aspetto di sé per trovare la felicità: ogni parte di noi ha il diritto di esistere e noi abbiamo il diritto di essere noi stesse, perfettamente uniche e speciali proprio come lei.

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