#femminismopedagogico

Un modello di autenticità

Credo fermamente che il panorama femminile dovrebbe riempirsi di esempi positivi da imitare, di un numero maggiore di persone e personaggi da cui trarre ispirazione per definire quale tipo di donna si vuole diventare, possibilmente di modelli “alternativi” che si allontanino da quelli che per secoli ci sono stati propinati come gli unici possibili.

E non a caso ho scritto persone e personaggi: i libri sono stati da sempre, infatti, fonte di ispirazione e non a caso milioni di ragazzine si sono lasciate attrarre dal personaggio di Jo March (da Piccole Donne – e i libri a seguire – di Luisa May Alcott) o da quello di Elizabeth Bennet (da Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austin), entrambe modelli di donne autonome e decisamente poco convenzionali rispetto al pensiero dell’epoca in cui le loro storie vennero scritte.

Anche oggi abbiamo bisogno di modelli che ci insegnino a vedere oltre quello che la società cerca di imporci e possiamo trovarli nei nuovi classici della letteratura, come la mia amata saga di Harry Potter. Sto pensando nello specifico ad un personaggio molto particolare, quello di Luna Lovegood, che incarna mirabilmente la possibilità di essere se stessi anche quando il mondo non sembra accettarci per quello che siamo.

Vediamo allora cosa ha da dirci questa dolce ragazza.

L’autenticità di Luna

Luna Lovegood è, senza dubbio, uno dei personaggi più eccentrici della saga di Harry Potter: con le sue idee strane, i suoi accessori vistosi ma anche la sua innata sensibilità, è una ragazza a dir poco unica, di certo molto diversa da coloro che le stanno attorno. A scuola subisce angherie e prese in giro: dal soprannome “Lunatica” all’abitudine di rubare le sue cose, i compagni non le rendono certo la vita facile. Eppure Luna non perde la calma, non smette di essere attenta agli altri e soprattutto non sente di dover modificare ciò che è nel tentativo di ottenere un “trattamento” diverso.

Per sua fortuna, infatti, possiede la forza di una libertà interiore che nessun altro ragazzo della scuola conosce, una forza che le dà modo di non prendere neanche per un minuto in considerazione la possibilità di “omologarsi” ai suoi compagni, né quella di nascondere ai loro occhi ciò che di lei suscita maggiore ilarità: resta sempre autenticamente se stessa, nonostante tutto quello che si trova a subire. E quell’autenticità che dimostra di possedere in prima persona, la usa anche nello sguardo che rivolge agli altri, riuscendo a cogliere e far emergere la verità più profonda degli altri, come quando con tanta tranquillità dice ad Harry che Ron sa essere molto scortese in alcune situazioni: una verità che altri forse avrebbero taciuto conoscendo il legame tra i due ragazzi.

Ma, come dico ne La più grande delle magie, “essere accettata da tutti non è il suo obiettivo” (p. 56): Luna crede in se stessa e nelle proprie idee, guarda a se stessa e agli altri senza filtri o pregiudizi, si mostra in modo autentico, senza lasciarsi intimidire da chi la prende in giro. Potrebbe sembrare che vive in un mondo tutto suo, eppure quel mondo ha salde radici nella realtà, una realtà che lei forse riesce a vedere meglio di tanti altri. E nonostante il dolore per la perdita prematura della madre e la sofferenza per gli sgarri subiti, “il suo cuore non si chiude alla bontà e sa sperimentare affetti profondi, senza mai pensare di cambiare la propria natura per difendersi dalla cattiveria altrui” (ibidem).

In parole semplici Luna incarna un modello da imitare perché è capace di restare sempre se stessa, senza indossare maschere che le permettano di coprire ciò che gli altri non capiscono o non accettano.

Donna avvolta in uno scialle di lana

L’importanza dei modelli

Non per tutti è facile vivere in questa dimensione di autenticità che Luna dimostra: poco importa essere uomini o donne, fatto sta che in tantissimi ci ritroviamo a fare i conti con quei condizionamenti che ci spingono a mostrarci diversi da ciò che siamo e a “fare i salti mortali” pur di sentirci accettati dagli altri.

Tuttavia probabilmente questi condizionamenti sono ancor più pesanti e pressanti per le donne, proprio per la scarsità di modelli femminili socialmente accettati. Siamo passati da una società che ci voleva chiuse in casa a cucinare e partorire ad una che ci vuole manager in carriera super-efficienti, modelle dal fisico perfetto e con il trucco all’ultimo grido e allo stesso tempo mamme presentissime e angeli del focolare. Trovare altre fonti di ispirazione (che sono anche presenti, ma di certo meno visibili) e sentirci libere di aderire ad un’idea della donna “alternativa”, senza dover rendere conto agli sguardi che sentiamo giudicarci da ogni angolo, non sempre è semplice. Tanto che può succedere di percepirci quasi obbligate a rispondere a determinati requisiti, pena un doloroso senso di inferiorità ed inadeguatezza (perché le altre ci riescono e io no?).

Perché insisto sull’importanza di avere modelli diversi e diversificati?

Innanzitutto perché non possiamo pensare che le donne siano tutte uguali e che abbiano tutte le stesse ambizioni e gli stessi desideri. E poi perché per non sentirci fuori luogo nei nostri desideri e nelle nostre ambizioni abbiamo spesso bisogno di sapere che sono condivisibili, che altre vivono quello che noi viviamo. Ma soprattutto perché i modelli diventano fonte di ispirazione, nel senso che aprono squarci di nuove opportunità in cui qualcuna può ritrovarsi anche senza mai averci pensato prima.

Nel dar forma alla nostra identità i modelli giocano un ruolo fondamentale: ogni ragazza ha bisogno di sapere che può essere molte cose nella vita, che ha un ampio ventaglio di scelte a sua disposizione, che nulla limita le sue possibilità e che, se si impegna, può realizzare tutto quello che sente di voler e poter diventare. Nel momento in cui mancano modelli alternativi, invece, si rischia di mettere un freno ai sogni di chi non ha abbastanza forza per rompere gli schemi! Perché non tutti hanno quella libertà che ha Luna nel non rincorre l’approvazione altrui e perché di quella approvazione il più delle volte abbiamo un disperato bisogno.

Donna vicino ad una maschera gigante

Quel bisogno che mina la possibilità di essere se stessi

Ogni bimbo nasce con l’insopprimibile bisogno di sentirsi amato: per i più piccoli essere amati è una questione di vita o di morte nel vero senso della parola. Il problema è che molto spesso nella nostra mente l’essere amati viene equiparato all’essere apprezzati dagli altri e passiamo l’esistenza a cercare di ottenere quell’approvazione, perché non è possibile sopprimere il bisogno di amore.

Allora mettiamo in atto tutto quello che a nostro parere ci porterà in dono quell’approvazione tanto necessaria, senza badare a quale ne sia il prezzo, che molto spesso è la perdita della propria essenza più autentica!

Pur di essere apprezzate, infatti, proviamo ad incarnare quei modelli limitati e limitanti che la società ci propone. E forse il pericolo più grande viene proprio dal fatto che non si sono imposti, ma che subdolamente ci viene fatto credere che non c’è alternativa per ottenere l’apprezzamento altrui e, di conseguenza, che non c’è altro modo per sentire di andare bene.

Se il bisogno di essere amate è vitale, chiaramente non possiamo pensare di sopprimerlo. Ma possiamo imparare da Luna almeno due cose: la prima è comprendere che essere amati non significa essere apprezzati da tutti e la seconda è saper scegliere persone che sappiano vedere ed amare la nostra autenticità.

Credo tuttavia che la lezione più importante di Luna sia una terza: imparare ad apprezzarci ed amarci innanzitutto noi stesse per quello che siamo veramente. Senza questo personale sguardo di amore, infatti, a nulla varranno gli apprezzamenti altrui: saremo perennemente insoddisfatte e alla continua ricerca di un ideale di perfezione sempre maggiore da incarnare, per poterci sentire a posto con una coscienza incapace di riconoscere la bellezza di ciò che già c’è.

E’ questo sguardo di amore sincero e personale che dobbiamo imparare ad avere nei nostri confronti e il primo passo per farlo è riconoscere quello che profondamente siamo, quelle caratteristiche che ci rendono uniche e speciali ai nostri occhi, liberandoci dalla paura del giudizio altrui (che poi è il nostro stesso giudizio riflesso negli occhi degli altri).

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